Questa storia appartiene alla categoria Servizi e al dossier Identity Management

Ingredienti per una ricerca internazionale di punta

Per due anni SWITCH ha diretto un team incaricato di facilitare la ricerca internazionale: un bilancio.

Testo: Lukas Hämmerle, pubblicato il 23.07.2015

Enabling Users era il nome di un "task" all'interno del progetto europeo GÉANT3 Plus, che SWITCH ha diretto con successo negli ultimi due anni. GÉANT è nato dalla collaborazione su scala europea tra le reti di ricerca nazionali. Il task Enabling Users ha lo scopo di aiutare i gruppi di ricerca nel predisporre un accesso ai dati (AAI) al di là dei confini nazionali (eduGAIN). Il mandato continua anche nel progetto successivo, GÉANT4, che è stato lanciato nel maggio 2015. All'interno di questo task vengono gestiti progetti molto svariati. Per capire meglio in cosa consiste questo task, bisogna prima sapere come funziona oggi la ricerca:

Più servizi usa un ricercatore, più conti utente deve avere. Ciò è oneroso.

Per il successo della ricerca occorre – oggi come ieri – innanzitutto un team di ricercatori qualificati e motivati, che si dedicano alla loro attività con passione e conoscenze approfondite. Nei grandi progetti di ricerca collaborano scienziati provenienti da numerosi paesi, superando così i confini nazionali. Per una collaborazione ottimale hanno però bisogno di strumenti comuni, per esempio per scambiarsi in modo sicuro i dati della ricerca (p. es. dati sul genoma, valori di misurazione o rapporti non ancora pubblicati), per gestire gli esperimenti a distanza oppure per svolgere intensi calcoli su supercomputer. Ed è proprio qui che i ricercatori incontrano spesso degli ostacoli. In molti casi l'accesso ai dati è protetto e possibile solo tramite un conto utente con username e password. Più servizi usa un ricercatore, più conti utente deve avere. Ciò non è solo oneroso per il ricercatore stesso, ma anche per i gestori dei servizi che devono amministrare i conti utente.

In Svizzera abbiamo da anni una soluzione ben collaudata a questo problema: SWITCHaai, l'infrastruttura di autenticazione e autorizzazione (AAI) che SWITCH gestisce insieme alle università e agli istituti di ricerca. Perché, dunque, non usare AAI anche nei progetti di ricerca internazionali? Quasi tutti i paesi occidentali hanno oggi un'AAI. Fino a pochi anni fa questi sistemi erano utilizzabili solo su scala nazionale. Come accennato prima, tuttavia, la ricerca assume dimensioni sempre più internazionali. Per poter usare AAI anche nei progetti di ricerca internazionali occorre un servizio che coordini e colleghi le varie AAI nazionali. Il cosiddetto servizio di interfederazione esiste dal 2001 con il nome eduGAIN. Esso offre le necessarie basi tecniche e giuridiche per il trasferimento affidabile delle informazioni di autenticazione e autorizzazione a livello transfrontaliero.

Il vantaggio per chi opera nei progetti di ricerca è che deve occuparsi meno dell’amministrazione dei conti utenti.

Un terzo delle quasi 60 organizzazioni svizzere aderenti all'AAI può usufruire già oggi di eduGAIN. Grazie al servizio di interfederazione i ricercatori possono accedere con il loro conto utente AAI ad applicazioni e dati comuni su scala mondiale. Il vantaggio per chi opera nei progetti di ricerca è che deve occuparsi meno dell'amministrazione dei conti utenti e riceve informazioni aggiornate sull'identità dei ricercatori direttamente dall'università di questi ultimi.

Come sempre, il diavolo si nasconde dei dettagli. La tecnologia alla base di AAI è tutt'altro che semplice. Ci vogliono tempo e know-how per integrare l'autenticazione internazionale con l'aiuto di eduGAIN. I ricercatori dovrebbero però potersi concentrare sulla propria attività. Per loro, il login internazionale tramite AAI è solo uno strumento che facilita la collaborazione all'interno di un progetto di ricerca. Per questo motivo, il progetto GÉANT dell'Unione Europea, che ha sviluppato e gestisce eduGAIN, ha lanciato due anni fa il task Enabling Users, in cui una decina di esperti AAI di diversi paesi europei supportano i gruppi di ricerca nell'integrazione dei loro servizi in eduGAIN.

Come sempre, il diavolo si nasconde dei dettagli. La tecnologia alla base di AAI è tutt'altro che semplice.

In questo periodo gli esperti hanno collaborato con cinque grandi gruppi o istituti di ricerca e con diversi piccoli gruppi dei più svariati settori. Per esempio hanno aiutato il CERN ad allacciarsi a eduGAIN e hanno gettato le basi affinché anche l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) possa compiere presto questo passo. Queste due organizzazioni sono casi speciali in quanto sono dislocate in diversi paesi. Tra le altre collaborazioni si segnalano i progetti nel campo della ricerca sui fotoni e neutroni (PaNdata) e in biologia (ELIXIR), ma anche il sostegno alla ricerca linguistica e alle scienze sociali (DARIAH e CLARIN).

Il focus della collaborazione variava sensibilmente a seconda dei gruppi di ricerca. Le infrastrutture già esistenti e le conoscenze dell'AAI erano infatti molto eterogenee. La cooperazione non è andata a vantaggio solo dei gruppi di ricerca, ma anche di eduGAIN. Alcuni gruppi hanno deciso per esempio di partecipare attivamente all'ulteriore sviluppo di eduGAIN, soprattutto nei settori "Incident Handling" e "Level of Assurance", che sono particolarmente rilevanti per alcuni progetti di ricerca. Enabling Users è stato un successo per tutte le parti interessate.

Questo testo è apparso nello SWITCH Journal ottobre 2015.
Sull’autore
Lukas   Hämmerle

Lukas Hämmerle

Dal 2005 Lukas Hämmerle lavora per SWITCH come ingegnere del software. Con i sui colleghi responsabile dello sviluppo e dell'esercizio di diversi servizi SWITCHaai e della Swiss edu-ID. All'interno del progetto GÉANT4 dirige il task Enabling Users, che aiuta i gruppi di ricerca nell'uso e nell'integrazione di servizi in eduGAIN.

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